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L'imprevisto incontra il razionalismo - The Unexpected meets Rationalism



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L'idea del lavoro è quella di creare una interazione tra l’architettura razionalista, come pensata e realizzata dall’architetto Pietro Lingeri fra il 1941 e il 1944, e l'intervento di oggi dell’installazione artistica che si realizza grazie a reti leggere e flessibili che vanno ad interagire con lo spazio esistente (a partire della sua forma, geometria, estetica e storia) ed il paesaggio creando, così, un dialogo tra passato e presente, tra arte e architettura, tra conservazione e innovazione.

L’intento è quello di utilizzare l'installazione mobile, creata con reti in nylon, per dialogare con le linee e le giaciture dell’architettura di Lingeri, inserendosi in modo armonico per dare loro una nuova vita con un intervento leggero, ma di forte impatto. L’installazione mobile instaura, infatti, un dialogo continuo e biunivoco con lo spazio che la circonda e viene animata dagli elementi naturali: la luce e il vento, in particolare, rendono la geometria mutevole e mobile appunto, offrendo al pubblico sempre nuovi punti di osservazione dai quali godere dell'installazione in modo dinamico. Il cambio continuo di prospettiva suscita nel visitatore un effetto di sorpresa, straniamento, interesse.

L’idea è, quindi, quella di reinterpretare l’architettura di Lingeriin una nuova forma rispetto al precedente intervento realizzato dall’artistasull’isola Comacina nelle case per artisti: qui avviene tramite la creazione diuna installazione mobile che utilizzi le “giaciture” delle geometrie delporticato esterno della Villa come base e inizio per la costruzione di unanuova terrazza nata dal dialogo fra arte e architettura.

L’imprevisto” insito nell’installazione è la forza dell’intervent vivere il luogo, sentirlo, esplorarlo per poi agire con un intervento leggero composto da reti che reinterpretano le linee esistenti mantenendone la leggerezza, il rigore e la trasparenza.Di notte l’installazione verrà illuminata e la luce disegnerà nuove forme che proietterà sui muri circostanti esternamente e sulle pareti interne della Villa. Notte e giorno disegnano sempre nuove forme nello spazio e nel tempo.

Anche la antica pianta di ulivo, che era stata oggetto dell’attenzione di Lingeri preoccupato di rispettarla e mantenerla, fa parte dell’installazione come elemento naturale che si inserisce nel dialogo con l’installazione.

Alessandro Colombo

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Thefounding idea is to create an interaction between rationalist architecture – asenvisioned by Pietro Lingeri between 1941 and 1944 – and the contemporary artistic installation, built from lightand flexible nets. These elements interact withthe existing space (its shape, geometry and history) and the surroundinglandscape, creating a dialogue between past and present, art and architecture,preservation and innovation.

The goalis to create a mobile installation, from nylon nets, to interact withthe lines and orientation of Lingeri’s work in a harmonious way, giving themnew life thanks to this lightweight but powerful intervention. The mobileinstallation creates a continuous two-way dialogue with the surrounding spaceand the natural elements bring it to life. Light and wind, in particular, makeits geometry ever-changing and mobile, offering new points of view tothe audience that can experience this work in a dynamic way. The ever-changingperspective creates surprise, estrangement and interest in the audience.

The ideais to reinterpret Lingeri’s work in a new way, compared to Borgiani’s previousintervention at the “Casa per Artisti A” on the Isola Comacina. This new workis a mobile installation that makes use of the“landscape geometry” of the existing porch of the Villa as a base to build anew terrace based on the dialogue between art and architecture.

The“unpredictability” inherent to this installation is its strength: living,feeling and exploring this place before working on it with theselightweight nets that redesign the existing lines preserving their precisionand transparency.

Duringthe night, the installation is illuminated, creating new shapes, projected onthe surrounding walls and the interiors of the Villa. Day and night createsever-changing shapes in space and time.

Even theold olive tree, already noticed by Lingeri that worked to keep it and respectit, is part of this installation. The natural element is part of the dialogue.

Alessandro Colombo

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Lisa Borgiani Artis. Multifaceted artist working with photography, painting, and installations. Lisa exposed in numerous galleries, museums, art fairs
artista, si confronta con fotografia, pittura e installazioni. Vive a Milano dopo un lungo periodo di lavoro negli Stati Uniti. Ha esposto opere e installazioni in varie gallerie, fiere d'arte, Istituzione pubbliche e private, Ambasciata di Italia a Washington DC, Consolato Americano in Italia, Comune di Verona, Istituto Italiano di Cultura di Londra, New York, Singapore, Vienna, Parlamento Europeo di Bruxelles. Il tema che la sta appassionando negli ultimi tempi è 'Studio (di) molle' . Qui la molla (creata in materiale leggero e flessibile) è simbolo di armonia, forza, energia. Ogni opera, infatti, ha studio e significato proprio, viene dipinta e interagisce con lo spazio e l'architettura circostante. Lo scorso settembre ha inaugurato la mostra 'Il cerchio e l'ascesa' a Palazzo dei Giureconsulti a Milano curata da Flaminio Gualdoni, l'installazione 'Homage to the American Flag' a Palazzo Bovara con la Camera di Commercio Americana a Milano. Ha, inoltre, installato l'ultima sua opera 'be-molle' commissionata dallo showroom Marmi Due Ci di Rivoli Veronese.
Per un'installazione di Lisa Borgiani Flaminio Gualdoni Non il vortex e lo sviluppo in progressione, non il costrutto babelico bruegeliano e tatliniano, non la spirale nata da Fibonacci. All'inizio la fascinazione e l'innesco per Lisa Borgiani sono stati l'idea di energia rattenuta, di dinamica potenziale ed effettiva, di sviluppo grafico spazialmente decisivo impliciti nelle molle: shapes geometricamente perfette, disegni spaziali, ragioni essenziali d'uno sculturale possibile, di una consistente presenza modificante nell'ambiente. Non interessava tanto all'artista la ragione oggettuale, e men che meno funzionale, e quindi neppure lo straniamento d'uso possibile. Della molla, fosse essa a elica o nata da una spirale piana, la scintilla suggestiva era ed è nella sua carica astrattamente grafica: e negli umori simbolici, nei retrogusti e nei trascorrimenti, che porta in se stessa. Conta la sua ratio, il mathema che le è innato e che, al di là d'ogni tradizione d'utilità, la fa processo d'ascensione dinamica che connette alto e basso, che traduce l'energia potenziale in moto dello sguardo e dell'affetto: con riverberi tra mitici e mistici, ben sapevano i barocchi. Esperienze non banali intorno a questo motivo sono state affrontate nella modernità. Penso alla memorabile Grande spirale che Ettore Colla pose a Spoleto in "Sculture nella città", 1962, alto menhir conficcato a collidere con l'orizzonte e spinto non verso la terra ma verso il cielo dalla sagoma di molla a elica che lo avviluppa e lo decide. Penso, ancora, a Puissance Neuf di Yaacov Agam, 1970-1971, operazione complessa e sapienziale di moltiplicazione di cerchi che innescano figure mentali ondose e spiraliformi. Dunque, Borgiani parte da una struttura che è primariamente grafica assumendola nella sua asciuttezza mentale, e la fa diversamente collidere con il mondo dell'esperienza fisica. Assume un ambiente concreto a forte caratterizzazione, figlio della nostra storia, e vi immette le sue sculture demateriatissime che, veri disegni spaziali, accendono squilibri fastosi nella staticità del luogo. In questa occasione il confronto e il meccanismo di modificazione avviene in un corpo architettonico a forte connotazione. Il Palazzo dei Giureconsulti è edificio autorevole di un classicismo nobile, cui l'impronta manierista conferisce un'essenzialità visiva ammantata di cadenze volumetricamente potenti per quel ritmarsi di pieni e di vuoti, per la presenza forte delle colonne binate, per l'ampia autorevolezza delle arcuature. Borgiani vi introduce la contraddizione dolce dei suoi disegni spaziali, come lampi cromatici che marcano lo spazio conferendogli andamenti impreveduti e aperti, orientamenti irrituali, scorrerie di una sinuosità non meno geometricamente ripensata della commensuratio che ha deciso il luogo. Soprattutto, determinano una qualificazione diversa del luogo contrapponendo alla simmetria chiusa sviluppi aperti, al pondus architettonico lo squilibrarsi vigoroso e nitido, e alla gravitas delle membra architettoniche e alla loro implicita idea di perfezione aromi di tensione all'infinito, una diversa misura e proporzione. S'è detto di contraddizione dolce. L'artista ha dismesso l'armamentario ormai accademizzato dell'avanguardismo fatto di provocazioni e di simulazioni di reato, e si tiene parimenti alla larga dal rigorismo dimostrativo, dal compitare algido dei chierici del metodo. Non immette disturbi, disagi visivi, e non riduce tutto a predicozzo da ragionieri della forma. D'altro canto, non si consente la facoltatività postmoderna del tout possible, del cinismo visivo. Anzi. La filigrana dei suoi interventi ha piuttosto un che di straniata matisseria, un riportarsi e rapportarsi all'universo curvilineo per andamenti lussureggianti ma non capricciosi, anzi figli d'un pensiero che delucida forme, e modi, e strutture, ma non per via di sottrazioni luterane bensì per addizioni e iperdeterminazioni cui non sia estranea una componente distillata, e concettualmente non arbitraria, di gioco. Di gioco, e d'una trasparente sensualità, d'un qualificare per addizione il luogo con le spire d'un andamento dalle sinuosità padroneggiate, d'un colore che irradia frequenze d'alta temperatura che costeggiano l'irrazionale ma risentendo d'un preciso aroma di metafisico. Sono ancora, queste immissioni ambientali di Borgiani, altro. Hanno il valore del tono musicale dallo sviluppo altro, di piena identità, rispetto all'ambito sonoro dato: per equivalenza cagiana, sono intromissioni che espandono, riqualificano, schiudono prospettive anche fantasticanti, insieme fisiche e mentali. Sono, infine, veri luoghi: come per il grande e compianto Yves Bonnefoy, non è il vero luogo a convertire lo sguardo, è lo sguardo che converte i luoghi del mondo in vero luogo. For an installation by Lisa Borgiani Flaminio Gualdoni