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L'arte della rete - The Art of Nets



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L'arte della reteIn “Powers of Ten” i leggendari Eames ci spiegavano in un film come la dimensione dello spazio, dall'infinitesimamente piccolo all'immensamente grande, fosse funzione di un esponente, di dieci appunto, che, cambiando, ci portava da un tranquillo pic nic su un prato ai misteri dell'atomo da una parte, a quelli dell'infinito dall'altro. In una riproduzione in scala del fenomeno Lisa Borgiani mette alla prova la contrazione e la distensione dello spazio, quello spazio che dà forma alla sua Arte della rete. Nello spazio delimitato da un vetro che si affaccia sulla strada, vetrina di nome e di fatto, le reti trovano lo loro giacitura a Monza grazie ai punti ai quali si applicano le forze e che si ritrovano sui piani che definiscono il curioso diedro del mimumo MICROMUSEOMONZA di Monza. Quasi in contemporanea, più a nord sul lago di Como, in quel di Ossuccio, l'esperimento trova altra dimensione fra i reticoli dell'architettura razionalista di Villa Leoni, concepiti dal progetto di Pietro Lingeri. È un dialogo a distanza che definisce forme, tempi e movimenti diversi ma accomunati dalla passione di una ricerca che non si fa limitare dalla dimensione dello spazio, ma che nello spazio, in qualsiasi delle sue potenze di dieci, ricerca il suo punto di equilibrio nell'interpretazione data dall'Arte che si fonde con l'articolazione voluta dall'Architettura. Alessandro Colombo 
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EN
The Art of Nets The key idea is to create an undefined number of tridimensional shapesthrough this mobile installation. Thanks to the nets and the mobile anchorpoints, it continuously transforms in time and space, in line with the work ofthe artist.

The idea of the mobile anchor points is based on changing the geometry and design of the nets in an infinite number of ways, creating vertexes and curves. These points are chosen based on the surrounding environment.

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Lisa Borgiani Artis. Multifaceted artist working with photography, painting, and installations. Lisa exposed in numerous galleries, museums, art fairs
artista, si confronta con fotografia, pittura e installazioni. Vive a Milano dopo un lungo periodo di lavoro negli Stati Uniti. Ha esposto opere e installazioni in varie gallerie, fiere d'arte, Istituzione pubbliche e private, Ambasciata di Italia a Washington DC, Consolato Americano in Italia, Comune di Verona, Istituto Italiano di Cultura di Londra, New York, Singapore, Vienna, Parlamento Europeo di Bruxelles. Il tema che la sta appassionando negli ultimi tempi è 'Studio (di) molle' . Qui la molla (creata in materiale leggero e flessibile) è simbolo di armonia, forza, energia. Ogni opera, infatti, ha studio e significato proprio, viene dipinta e interagisce con lo spazio e l'architettura circostante. Lo scorso settembre ha inaugurato la mostra 'Il cerchio e l'ascesa' a Palazzo dei Giureconsulti a Milano curata da Flaminio Gualdoni, l'installazione 'Homage to the American Flag' a Palazzo Bovara con la Camera di Commercio Americana a Milano. Ha, inoltre, installato l'ultima sua opera 'be-molle' commissionata dallo showroom Marmi Due Ci di Rivoli Veronese.
Per un'installazione di Lisa Borgiani Flaminio Gualdoni Non il vortex e lo sviluppo in progressione, non il costrutto babelico bruegeliano e tatliniano, non la spirale nata da Fibonacci. All'inizio la fascinazione e l'innesco per Lisa Borgiani sono stati l'idea di energia rattenuta, di dinamica potenziale ed effettiva, di sviluppo grafico spazialmente decisivo impliciti nelle molle: shapes geometricamente perfette, disegni spaziali, ragioni essenziali d'uno sculturale possibile, di una consistente presenza modificante nell'ambiente. Non interessava tanto all'artista la ragione oggettuale, e men che meno funzionale, e quindi neppure lo straniamento d'uso possibile. Della molla, fosse essa a elica o nata da una spirale piana, la scintilla suggestiva era ed è nella sua carica astrattamente grafica: e negli umori simbolici, nei retrogusti e nei trascorrimenti, che porta in se stessa. Conta la sua ratio, il mathema che le è innato e che, al di là d'ogni tradizione d'utilità, la fa processo d'ascensione dinamica che connette alto e basso, che traduce l'energia potenziale in moto dello sguardo e dell'affetto: con riverberi tra mitici e mistici, ben sapevano i barocchi. Esperienze non banali intorno a questo motivo sono state affrontate nella modernità. Penso alla memorabile Grande spirale che Ettore Colla pose a Spoleto in "Sculture nella città", 1962, alto menhir conficcato a collidere con l'orizzonte e spinto non verso la terra ma verso il cielo dalla sagoma di molla a elica che lo avviluppa e lo decide. Penso, ancora, a Puissance Neuf di Yaacov Agam, 1970-1971, operazione complessa e sapienziale di moltiplicazione di cerchi che innescano figure mentali ondose e spiraliformi. Dunque, Borgiani parte da una struttura che è primariamente grafica assumendola nella sua asciuttezza mentale, e la fa diversamente collidere con il mondo dell'esperienza fisica. Assume un ambiente concreto a forte caratterizzazione, figlio della nostra storia, e vi immette le sue sculture demateriatissime che, veri disegni spaziali, accendono squilibri fastosi nella staticità del luogo. In questa occasione il confronto e il meccanismo di modificazione avviene in un corpo architettonico a forte connotazione. Il Palazzo dei Giureconsulti è edificio autorevole di un classicismo nobile, cui l'impronta manierista conferisce un'essenzialità visiva ammantata di cadenze volumetricamente potenti per quel ritmarsi di pieni e di vuoti, per la presenza forte delle colonne binate, per l'ampia autorevolezza delle arcuature. Borgiani vi introduce la contraddizione dolce dei suoi disegni spaziali, come lampi cromatici che marcano lo spazio conferendogli andamenti impreveduti e aperti, orientamenti irrituali, scorrerie di una sinuosità non meno geometricamente ripensata della commensuratio che ha deciso il luogo. Soprattutto, determinano una qualificazione diversa del luogo contrapponendo alla simmetria chiusa sviluppi aperti, al pondus architettonico lo squilibrarsi vigoroso e nitido, e alla gravitas delle membra architettoniche e alla loro implicita idea di perfezione aromi di tensione all'infinito, una diversa misura e proporzione. S'è detto di contraddizione dolce. L'artista ha dismesso l'armamentario ormai accademizzato dell'avanguardismo fatto di provocazioni e di simulazioni di reato, e si tiene parimenti alla larga dal rigorismo dimostrativo, dal compitare algido dei chierici del metodo. Non immette disturbi, disagi visivi, e non riduce tutto a predicozzo da ragionieri della forma. D'altro canto, non si consente la facoltatività postmoderna del tout possible, del cinismo visivo. Anzi. La filigrana dei suoi interventi ha piuttosto un che di straniata matisseria, un riportarsi e rapportarsi all'universo curvilineo per andamenti lussureggianti ma non capricciosi, anzi figli d'un pensiero che delucida forme, e modi, e strutture, ma non per via di sottrazioni luterane bensì per addizioni e iperdeterminazioni cui non sia estranea una componente distillata, e concettualmente non arbitraria, di gioco. Di gioco, e d'una trasparente sensualità, d'un qualificare per addizione il luogo con le spire d'un andamento dalle sinuosità padroneggiate, d'un colore che irradia frequenze d'alta temperatura che costeggiano l'irrazionale ma risentendo d'un preciso aroma di metafisico. Sono ancora, queste immissioni ambientali di Borgiani, altro. Hanno il valore del tono musicale dallo sviluppo altro, di piena identità, rispetto all'ambito sonoro dato: per equivalenza cagiana, sono intromissioni che espandono, riqualificano, schiudono prospettive anche fantasticanti, insieme fisiche e mentali. Sono, infine, veri luoghi: come per il grande e compianto Yves Bonnefoy, non è il vero luogo a convertire lo sguardo, è lo sguardo che converte i luoghi del mondo in vero luogo. For an installation by Lisa Borgiani Flaminio Gualdoni